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La Grecia vieta i social agli under 15: l'Europa scopre il limite

La Grecia vieta i social media agli under 15 dal 2027 e spinge per una maggiore età digitale europea. Australia, Francia, Danimarca e altri Paesi sulla stessa strada. Silicon Valley: 'Complieremo.' I ragazzini: 'VPN esiste dai.'

Ragazzo che usa uno smartphone con social media

Se c'è una cosa che i governi di mezzo mondo stanno scoprendo in questi mesi è che lasciare i social media senza regole ai ragazzini è come mettere un distributore di Jägermeister in un asilo. Qualcosa prima o poi va storto, e quando va storto è un casino.

La Grecia ha deciso che il momento di fare qualcosa è arrivato. Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis ha annunciato mercoledì che dal 1° gennaio 2027 i minori di 15 anni non potranno più accedere ai social media. Non è un suggerimento, non è una linea guida: è un divieto di legge, che il parlamento ellenico leggerà a metà 2026.

Il motivo? Mitsotakis lo ha spiegato senza giri di parole: ansia crescente, problemi di sonno e il design dipendente delle piattaforme online. Traduzione: i social sono progettati per tenerti incollato allo schermo, e i ragazzi — sorpresa — ci restano incollati. Un sondaggio ALCO di febbraio ha rilevato che l'80% dei greci è favorevole al divieto. Quando l'80% di un Paese è d'accordo su qualcosa, o è una coincidenza cosmica o è un problema reale. Indovinate quale delle due.

Persona che controlla il telefono con notifiche social

La Grecia non è partita da zero. Ha già fuorilegge i cellulari nelle scuole e creato piattaforme di controllo parentale per limitare il tempo schermo degli adolescenti. Ma evidentemente non bastava, perché — attenzione, rivelazione shock — i ragazzini trovano sempre il modo di aggirare i controlli dei genitori. Chi l'avrebbe mai detto.

La vera novità è che Atenesi spinge per un'azione a livello europeo. In una lettera alla presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen, Mitsotakis ha proposto una "maggiore età digitale" a 15 anni per tutta l'UE, con verifica dell'età obbligatoria e regolarmente ripetuta per tutte le piattaforme, più un quadro armonizzato di sanzioni. L'idea è mettere in piedi un sistema unificato entro fine 2026.

Il ministro di Stato Akis Skertsos è stato ancora più diretto: "La legislazione nazionale è legata e influenzata in larga misura dalla legislazione UE. A meno che l'Europa non agisca, i singoli Paesi non possono fare molto da soli." Detto in soldoni: senza Bruxelles, il divieto greco è una dichiarazione d'intenti più che una soluzione.

Bambino con smartphone in mano, illuminato dallo schermo

Perché la Grecia ha ragione a puntare sull'Europa? Perché non è sola. È un'onda che sta travolgendo mezzo pianeta:

  • Australia: dal dicembre 2025 è il primo Paese al mondo a vietare i social agli under 16. Multe fino a 49,5 milioni di dollari australiani per le piattaforme che non rispettano il divieto.
  • Austria: ban per gli under 14, legislazione in arrivo entro giugno.
  • Danimarca: ban per gli under 15, con accesso consentito dai 13 anni solo con consenso genitoriale.
  • Francia: l'Assemblea Nazionale ha approvato il divieto per gli under 15, ora passa al Senato.
  • Regno Unito: sta valutando un ban in stile australiano per gli under 16.
  • Brasile: lo Statuto Digitale è già in vigore dal 17 marzo: account legati a un tutore per gli under 16 e divieto di funzionalità dipendenti come lo scroll infinito.

E poi Cina, India, Indonesia, Malesia, Polonia... Il mondo intero sta scoprendo che lo scroll infinito e le notifiche push sono l'oppio dei popoli 2.0. Solo che invece di mandare l'esercito, mandano una legge. Progresso.

Le piattaforme, ovviamente, non sono entusiaste. Meta, Snapchat e TikTok hanno detto che il ban australiano "non proteggerà i giovani" ma che "complieranno". Che tradotto dal corporatese significa: "secondo noi è una cazzata, ma non abbiamo scelta". La verità è che un divieto per gli under 15 obbligherebbe queste aziende a costruire sistemi di verifica dell'età seri — e la verifica dell'età seria costa soldi. Un sacco di soldi. E i soldi, in Silicon Valley, si rispettano.

C'è anche il rovescio della medaglia, ed è giusto dirlo. Un divieto non è una bacchetta magica: i ragazzini più determinati troveranno sempre il modo di aggirarlo, con VPN, account falsi o il telefono del fratello maggiore. E c'è il rischio che un ban spinga i minori verso piattaforme ancora meno regolamentate e più pericolose. Ma il punto non è la perfezione — è il messaggio. E il messaggio è: l'infanzia non è un mercato.

La mossa greca è interessante anche per un'altra ragione: è il primo Paese europeo a fare un passo così deciso, e lo fa mentre l'UE sta ancora dibattendo. È il classico caso del "se non lo fai tu, lo faccio io" che poi costringe tutti a correre. Se la Grecia riesce nel suo intento, e se l'Australia dimostra che il sistema funziona, il 2027 potrebbe essere l'anno in cui l'infanzia digitale cambia per sempre.

O nel quale i ragazzini scoprono le VPN. Che, conoscendo la storia, è l'ipotesi più probabile.

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