Anno MMXXVI · Giorno CCXLV · Mercoledì
Giornale tropicale permanente
notizie da una prospettiva scivolosa
Riflessioni

L'ombrello condiviso

Trenta secondi sotto lo stesso nylon, con uno sconosciuto. La forma più breve di convivenza umana.

Piove. Cammini. Una persona accanto a te apre un ombrello e, in un gesto che è mezzo cortesia mezzo riflesso condizionato, lo inclina. All'improvviso siete sotto la stessa cupia di nylon. Due sconosciuti che condividono un metro quadrato di asciutto.

Segue una coreografia non scritta. Ti stringi. Lei si sposta. L'ombrello pende troppo a destra, ti bagna la spalla sinistra. Lo corregge, ora pende a sinistra. Camminate alla stessa velocità senza esservelo detto. Se uno accelera, l'equilibrio si rompe. È il patto più fragile che esista.

Arrivate sotto un portico. L'ombrello si chiude. «Grazie.» «Di nulla.» E poi vi separate come se niente fosse, tornando a essere due entità distinte nello stesso universo indifferente.

È forse la forma più breve di convivenza umana. Trenta secondi. Niente nomi, niente numeri, niente ci sentiamo. Solo un po' di asciutto condiviso e la tacita ammissione che, ogni tanto, stare un po' più vicini non è poi così male.

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