Immagina di aprire l'app della tua squadra del cuore e trovare, tra le notifiche, un messaggio tipo: "Il Mondiale è ora una società per azioni, vuoi acquistare quote?". Ecco, non siamo lontanissimi. Gianni Infantino, presidente della FIFA, ha deciso che la Coppa del Mondo è un asset finanziario come un altro e ha provato a metterla, letteralmente, in vendita. Spoiler: l'Europa non l'ha presa benissimo.
Il piano: il Mondiale diventa un ETF
La FIFA vuole scorporare tutta la parte commerciale (Mondiali maschili e femminili, diritti, eventi) dentro una nuova holding chiamata FIFA Forward Enterprise. Valutazione stimata: circa 20 miliardi di dollari. L'idea è vendere una fetta del 20% a investitori privati, incassando qualche miliardo entro fine anno. Tra i nomi che girano: JP Morgan e un fondo di venture capital legato alla famiglia Kushner — sì, quei Kushner, la famiglia del genero di Donald Trump.
Perché mai le 211 federazioni dovrebbero dire di sì a svendere il gioiello di famiglia? Semplice: Infantino ha allegato la mancetta. I fondi base promessi per i prossimi quattro anni raddoppierebbero, e da qui al 2038 ogni federazione porterebbe a casa cifre più che doppie rispetto a oggi. Deadline per firmare: metà settembre. Un'offerta che, nelle intenzioni, non si può rifiutare.

L'Europa: "Il Mondiale non è in vendita"
E qui casca l'asino. Le 55 federazioni UEFA si sono riunite in un summit d'emergenza e hanno votato all'unanimità: se il piano va avanti, boicottaggio totale di tutte le competizioni FIFA, Mondiale compreso. Non una minaccia sussurrata: un plebiscito. Il presidente Aleksander Ceferin l'ha messa così: "La Coppa del Mondo non può essere trattata come un prodotto di investimento. Non sarà mai in vendita."
La UEFA ha definito la mossa "irresponsabile e indifendibile", parlando addirittura di "governo basato sull'intimidazione" e di "atto di coercizione indegno". Traduzione dal politichese: ma chi ti credi di essere? E non sono rimasti soli: anche la CONCACAF (Nord e Centro America) e la AFC asiatica hanno bocciato il progetto. Persino il vecchio nemico Sepp Blatter è uscito dal bunker per ricordare che "il calcio non appartiene a nessun individuo e a nessuna istituzione: appartiene alla gente". Quando Blatter ti fa la ramanzina sull'etica, forse hai sbagliato qualcosa.

Il calcio è dei tifosi (o almeno ci piace crederlo)
Dal Regno Unito il sindaco Andy Burnham e la ministra della Cultura Lisa Nandy hanno preso posizione netta: "Il calcio appartiene ai tifosi, non agli investitori miliardari." E i gruppi ultras europei hanno tirato fuori lo striscione digitale più Gen Z di sempre: "Game over, Gianni. #InfantinOUT".
La prima competizione a rischio è già dietro l'angolo: il Mondiale femminile Under 20 in Polonia, a inizio settembre. Il paradosso è servito: per fare cassa, Infantino rischia di ritrovarsi un Mondiale "privatizzato" ma senza mezza Europa in campo. Un prodotto di lusso senza i clienti migliori. Ottima strategia di marketing, davvero.
Morale della favola: il pallone è l'ultima cosa democratica rimasta, quella che unisce il bar di periferia e lo stadio da 80mila posti. Provare a quotarlo in borsa è come mettere un abbonamento premium al tramonto. Tecnicamente possibile, moralmente discutibile, e la gente — per una volta — sembra averlo capito.
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