C'è un tipo di sfortuna molto specifica: quella di non essere ai Mondiali e di poterli quindi guardare da casa, in pace, con la coscienza tranquilla e i nervi a posto. Ecco, quella pace l'Italia non ce l'ha più. Perché mentre il Mondiale 2026 — il primo della storia con 48 squadre, spalmato tra Stati Uniti, Canada e Messico — partiva tra fuochi d'artificio e Shakira, il presidente della FIFA Gianni Infantino ha pensato bene di girare il coltello nella ferita azzurra. Con il sorriso, ovviamente. Che è la parte peggiore.
La scena: intervista al canale brasiliano CazéTV, alla vigilia dell'apertura a Città del Messico. Si parla di futuro, di un possibile allargamento del torneo da 48 a 64 nazionali — ipotesi peraltro già finita sul tavolo del Consiglio FIFA. E qui Infantino chiude con la battuta che diventerà virale in mezza giornata.

"Con 64 squadre forse si qualificherebbe l'Italia. Magari dovremmo arrivare a 228 per essere sicuri della sua partecipazione."
Tradotto: per vedere gli Azzurri a un Mondiale servirebbe un torneo grande quanto l'ONU, anzi di più, visto che gli stati membri sono 193. Duecentoventotto squadre. A quel punto qualifichiamo anche la rappresentativa del condominio.
Il dettaglio che fa male: ha pure sangue italiano
La cosa che trasforma lo sfottò in pugnalata è la provenienza. Infantino è italo-svizzero: la stoccata arriva da uno di famiglia, non da un tifoso inglese a caso su X. È come quando ti prende in giro il cugino — fa molto più male del bullo della scuola.
E poi c'è il merito della questione, che è la parte davvero deprimente. Non è che Infantino abbia detto una cattiveria gratuita: ha detto una cattiveria fondata. L'Italia ha appena collezionato la terza mancata qualificazione consecutiva alla fase finale dei Mondiali. Non mettiamo piede in una Coppa del Mondo dal lontano Brasile 2014. Dodici anni. Una generazione intera di tifosi che ha imparato il concetto di "Mondiale" solo come evento da guardare facendo il tifo per qualcun altro.

La rivolta: per una volta uniti
Niente come il calcio sa ricompattare un Paese diviso su tutto. Le parole di Infantino hanno scatenato la consueta rivolta social dei tifosi azzurri e, a ruota, quella politica. Il ministro dello Sport Andrea Abodi — il più diplomatico del gruppo — si è detto "perplesso" e ha annunciato di volersi sentire direttamente al telefono con il numero uno della FIFA: "Mi interessa sapere il suo pensiero diretto". Peccato che il video non lasci grandi spazi all'interpretazione.
Dalla FIGC filtra la parola d'ordine: "Uscita infelice, una caduta di stile che ha ferito il sentimento dell'intera comunità sportiva italiana". La federazione, en passant, ricorda che il calcio dovrebbe insegnare i valori, "a cominciare dal rispetto". Sul fronte politico, il deputato del M5S Gaetano Amato ha attaccato frontalmente il presidente FIFA. Infantino, fiutata l'aria, ha provato a smussare il tutto con un parziale dietrofront su Instagram. Come mettere un cerotto dopo aver versato il sale grosso.
La ciliegina sull'amaro
Per chi volesse sprofondare ancora un po': all'esordio di questo Mondiale il Canada ha pareggiato 1-1 con la Bosnia, una delle nazionali che negli ultimi anni ci ha contribuito a sbarrare la strada. I "giustizieri" dell'Italia che giocano la Coppa del Mondo mentre noi ne parliamo in tv. Il karma del pallone, a volte, non ha proprio pietà.
Morale: il Mondiale a 64 squadre forse si farà davvero, ma per ora resta un'arma a doppio taglio. Perché se anche con 48 non ci siamo, e a 64 "forse", l'unica certezza è che il problema non è il format. È che bisognerebbe, banalmente, tornare a vincere le partite. Dettaglio che a Coverciano, evidentemente, è sfuggito.
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