C'è un momento, dopo una battuta che non ha funzionato, in cui il tempo si dilata. La persona che l'ha fatta ti guarda con quegli occhi da cucciolo in attesa di conferma. E tu, come un attore in una tragedia greca, devi produrre un suono. Non una risata vera — quella esplode da sola, senza permesso. No, devi costruirne una falsa, in tempo reale, con le tue corde vocali e la tua dignità in ostaggio.
Provaci. Prova a dire "ah ah ah" senza che suoni come un defibrillatore mal funzionante. Non si può. Eppure lo facciamo tutti, centinaia di volte all'anno. Nei meeting di lavoro, a cena dai suoceri, in ascensore con il vicino che racconta la stessa barzelletta dal 2019. È il patto sociale più squallido che abbiamo firmato: io fingo di essere divertito, tu fingi di non accorgerti che sto fingendo.
Il bello è che alla fine ci salviamo. Qualcuno cambia argomento, squilla un telefono, arriva il cameriere. E noi, per un secondo, ci guardiamo in silenzio. Entrambi sappiamo cosa è appena successo. Nessuno lo nominerà mai.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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