Ogni tanto ci penso. C'è stato un primo. Un tizio qualunque, migliaia di anni fa, che si è avvicinato a una mucca — un animale enorme, nervoso, con le corna — si è messo lì sotto e ha deciso di tirare. Poi ha guardato quel liquido bianco e caldo che usciva e ha pensato: sì, questo lo bevo.
Nessuno lo ha fermato. Nessuno gli ha detto guarda che forse no. E la cosa assurda è che il latte è il caso facile. Pensa al formaggio. Qualcuno ha lasciato il latte andare a male, è diventato un blocco solido, pieno di muffa, che puzzava di piedi — e invece di seppellirlo lontano da casa l'ha assaggiato. E gli è piaciuto. E l'ha rifatto. Apposta.
Ecco, noi ci raccontiamo di essere la specie razionale. La borsa, i trattati, gli algoritmi, le riunioni del lunedì. E sotto tutto questo c'è una fila lunghissima di gente che metteva in bocca roba a caso per vedere che succedeva. Metà di loro sarà morta sul colpo, immagino. Degli altri non parla nessuno. Niente targa, niente statua. Il padre del cappuccino è uno sconosciuto.
Comunque. Domani mattina, latte nel caffè, come niente fosse. Senza nemmeno un pensiero per il pazzo che ci ha provato per primo.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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