C’è un momento preciso in cui lo capisci. Non è quando ti affianca, perché allora è solo un altro corpo nello spazio. È quando noti che i vostri passi cadono nello stesso ritmo, metro dopo metro, e tu non sai più se stai seguendo lui o lui sta seguendo te. Diventa un duello senza regole, una specie di danza che nessuno dei due ha chiesto di ballare.
A quel punto inizi a giocare. Acceleri appena, giusto per vedere se anche lui accelera. E quasi sempre succede. Allora rallenti, fingendo distrazione, e senti il ritmo che si adatta di nuovo al tuo. È inquietante. È ridicolo. È uno dei pochi momenti in cui la città ti ricorda che non sei speciale: sei solo un altro pendolo nella stessa orologeria.
A volte vinci tu, tagliando per un vicolo o fermandoti a guardare vetrine che non ti interessano. A volte vince lui, svoltando prima senza nemmeno sapere che stava competendo. E resti lì, nel silenzio ritrovato del tuo passo solitario, con la strana nostalgia di chi ha perso un compagno di viaggio che non conosceva.

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