Apri il frigo. Lo sai cosa c'è dentro, l'hai guardato due minuti fa. Eppure resti lì, con lo sportello aperto, a fissare gli stessi tre yogurt e mezzo limone come se da un momento all'altro dovesse materializzarsi una lasagna. Non si materializza. Chiudi. Torni sul divano.
Due minuti dopo, di nuovo. Stessa scena. Stessi yogurt. Stesso limone, leggermente più triste di prima. È una specie di preghiera laica: forse stavolta. Forse il frigo ci ha ripensato, ha avuto pietà, ha generato spontaneamente qualcosa di fritto mentre non guardavi.
Non è fame, quella. Se avessi fame mangeresti gli yogurt. È un'altra cosa — è la noia che cerca una porta da aprire, il bisogno di un piccolo evento, di una possibilità diversa da quella che già conosci. Il frigo è solo il posto più vicino dove andare a sperare. E lui, gelido, illuminato, continua a non cambiare idea.

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