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Scienza

Il condominio a 9 km sotto il mare

Nelle fosse del Pacifico, dove il sole è solo una voce di corridoio, un sommergibile ha trovato comunità intere di vermi tubicoli e molluschi. La vita, a quanto pare, non ha letto il regolamento condominiale del pianeta.

C’è una parte dell’oceano dove la pressione ti trasformerebbe in una nota a piè di pagina biologica, il sole non arriva nemmeno per sbaglio e il catering è sostanzialmente: metano, solfuro di idrogeno e speranza. Bene: lì sotto, a più di 9 chilometri di profondità, qualcuno ha trovato un quartiere vivo.

Secondo Associated Press e BBC News, una spedizione guidata da ricercatori cinesi ha osservato nelle fosse Kuril-Kamchatka e Aleutine, nel Pacifico nord-occidentale, comunità abbondanti di vermi tubicoli, molluschi e tappeti batterici. Non due bestioline perse nel fango come studenti Erasmus al primo giorno. Proprio campi, letti, aggregazioni. Insomma: condominio bentonico, zero amministratore, molta pressione.

Organismi bentonici ripresi nelle profondità oceaniche, associati a comunità di vermi e molluschi
Quando dici “vita di profondità” e lei prende la cosa molto, molto sul serio. Fonte immagine: BBC News.

La missione ha usato il sommergibile con equipaggio Fendouzhe, capace di lavorare oltre i 10 chilometri. I ricercatori hanno esplorato più di 2.500 chilometri di fosse, tra circa 5.800 e 9.533 metri. A quelle quote non siamo più nel documentario rilassante con la musica dei violini: siamo nel reparto “la Terra ha ancora stanze che non abbiamo capito”.

Il punto interessante non è solo che esista vita. I microbi nelle profondità estreme erano già il solito promemoria del fatto che la biologia ama umiliarci. La sorpresa è l’abbondanza di animali più grandi. Julie Huber, microbiologa del Woods Hole Oceanographic Institution citata da AP, l’ha riassunta bene: guardate quanti sono, guardate quanto sono in profondità. Traduzione meno elegante: bro, il fondo del mare ha più vita sociale di molti open space.

Ma come campano, se laggiù la fotosintesi è un ricordo borghese? Qui entra la parte più bella: chimica al posto del sole. BBC parla di ecosistemi probabilmente alimentati da metano e idrogeno solforato che filtrano da crepe e faglie del fondale. I batteri trasformano quelle sostanze in energia, e gli animali ci costruiscono sopra una catena alimentare. È come se la natura avesse detto: “niente pannelli solari? ok, facciamo startup geologica”.

La scoperta è stata pubblicata su Nature e mette un altro sassolino nella scarpa della nostra arroganza: ogni volta che decidiamo dove “può” vivere qualcosa, arriva un verme tubicolo da 9 chilometri sotto il mare a rispondere “skill issue”.

Naturalmente resta un elenco enorme di domande. Come resistono a pressioni mostruose? Quanto sono diffuse queste comunità? Quante specie sono nuove? E soprattutto: quante altre città biologiche stanno sotto di noi mentre noi discutiamo se la stampante dell’ufficio sia senziente?

La cosa quasi comica è che chiamiamo questi ambienti “estremi” perché sono estremi per noi. Per loro probabilmente siamo noi quelli ridicoli: creature molli che vivono in superficie, dipendono da una palla di fuoco nel cielo e chiamano “scienza” mandare una lattina costosissima a guardarli dalla finestra.


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