C'e' un genere di flex che nessuno si aspetta: quello di un monaco carolingio che, nell'anno 813, con una penna d'oca e zero telescopi, si accorge che il calendario ufficiale dell'Impero e' sbagliato. E lo scrive. Su pergamena. Sette secoli e mezzo prima che a qualcuno a Roma venisse in mente di fare la stessa cosa con tanto di bolla papale.
La notizia arriva da Firenze, dove un manoscritto conservato nella Biblioteca Medicea Laurenziana e' appena stato riletto con occhi nuovi. Dentro, un calendario dell'inizio del IX secolo che quantifica con precisione lo scarto tra il calendario giuliano e l'anno solare. Traduzione per chi si e' distratto: quei signori avevano gia' capito che l'anno "vero" non durava esattamente quanto diceva il calendario, e avevano pure fatto i conti su quanto ci si stava sbagliando.
Il bug piu' longevo della storia
Facciamo un ripasso veloce, che poi diventa tutto piu' divertente. Il calendario giuliano, quello introdotto da Giulio Cesare nel 46 a.C., era una gran cosa per l'epoca: geniale, ordinato, funzionale. Aveva pero' un difettuccio: durava un pelo piu' dell'anno solare reale. Una manciata di minuti l'anno, roba da niente. Solo che i minuti, come le rate del telefono, si accumulano. Secolo dopo secolo, equinozi e solstizi cominciarono a scivolare in avanti, arrivando sempre un po' prima del previsto.
La versione ufficiale dei manuali di storia dice che di questo disallineamento ci si accorse davvero solo a partire dal XIII secolo, e che il problema fu risolto soltanto nel 1582 con la Riforma Gregoriana di papa Gregorio XIII — quella per cui a un certo punto si andarono a dormire il 4 ottobre e ci si svegliarono il 15, cancellando dieci giorni di calendario come fosse un aggiornamento di sistema andato storto.
E invece qualcuno l'aveva gia' scritto
A rimettere le cose in ordine ci ha pensato Francesco Vizza, ricercatore emerito associato del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) e gia' direttore dell'Istituto di chimica dei composti organometallici, che alla storia del calendario ha dedicato anni di studio. Con lui Giuseppe Giari, archivista dell'Opera di Santa Maria del Fiore. Il documento saltava fuori da un Sacramentario proveniente dall'Opera del Duomo.
Il colpo di scena piu' gustoso? Il manoscritto non era neanche nascosto. Era gia' stato segnalato nel 1757 dall'astronomo gesuita Leonardo Ximenes. Solo che, per quasi tre secoli, nessuno aveva collegato i puntini e capito quanto pesasse davvero per la storia dell'astronomia. Stava li', in bella vista, ad aspettare che qualcuno lo prendesse sul serio. La versione medievale del messaggio importante lasciato "in visto" per 268 anni.
"Queste annotazioni dimostrano che i compilatori avevano individuato e quantificato con notevole precisione l'errore accumulato dal calendario giuliano", spiega Vizza. Le date segnate corrispondono a uno scarto di circa tre giorni, in sostanziale accordo con quanto ricostruisce oggi l'astronomia moderna per l'inizio del IX secolo. Non un'intuizione a naso: proprio un conto fatto bene.
Cosa ci dice tutto questo (a parte che eravamo forti)
La tentazione di fare il tifo da stadio per il campanilismo e' forte — Firenze batte Roma 1-0, e con sette secoli di anticipo — ma il punto vero e' un altro. La storia della scienza la immaginiamo come una linea retta che sale: prima ignoranti, poi la scintilla del genio, poi il progresso. La realta' e' molto piu' a singhiozzo: c'e' chi capisce le cose in anticipo, le scrive, e poi vengono dimenticate, ignorate o semplicemente messe in un cassetto perche' "non era il momento".
Quel monaco dell'813 aveva ragione. Ma non aveva il potere, l'autorita' o la macchina istituzionale per cambiare il calendario di mezzo mondo. Per quello serviva un papa, un pool di astronomi e altri settecento anni di attesa. Sapere una cosa e riuscire a farla contare sono due sport diversi — e vale ancora oggi, ogni volta che qualcuno segnala un problema e si sente rispondere "eh, ma adesso non e' il caso".
Nel frattempo, la prossima volta che imprecate contro un aggiornamento di sistema che vi sposta le icone, ricordatevi che il bug piu' famoso della storia e' durato 1.500 anni ed e' stato risolto cancellando dieci giorni di esistenza. E che a Firenze, su una pergamena, qualcuno lo aveva gia' segnalato nei commenti.
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