Diciamocelo: il buco nero, nell'immaginario collettivo, è quel coinquilino che finisce tutto quello che c'è in frigo e non lascia niente a nessuno. Aspirapolvere cosmico, voragine senza fondo, il tipo che a un buffet si carica tre piatti «per dopo». La fisica ce l'ha raccontata così per decenni e noi, obbedienti, ci abbiamo creduto.
E invece no. Un gruppo di astronomi guidato dall'Università di Warwick, con dentro anche i ricercatori dell'INAF di Roma e Palermo, ha beccato un buco nero mentre faceva una cosa profondamente umana: mangiava e, contemporaneamente, sputava via metà del pasto. Roba da farsi mandare via da qualsiasi tavola delle feste.

Il protagonista si chiama Swift J1727
L'imputato ha un nome che sembra una targa: Swift J1727.8−1613. È un buco nero in coppia con una stella vicina — una di quelle relazioni tossiche in cui uno dei due si serve dall'altro senza chiedere permesso. Nel 2023 si è «acceso» all'improvviso, un'eruzione talmente violenta da diventare per un attimo uno degli oggetti più luminosi del cielo nei raggi X. Gli astronomi, che vivono per questi momenti, hanno puntato addosso il Very Large Telescope dell'ESO, in Cile, e sono rimasti a guardare l'intera abbuffata in diretta.
La scoperta, pubblicata sulle Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, è che il festino non è mai davvero finito. Anche dopo che l'attività era crollata a circa l'1% del picco — praticamente il buco nero si era già alzato da tavola — continuava a soffiare via gas denso a tutta velocità. Getti da una parte, venti dall'altra: un disastro di buone maniere galattiche.
Traduzione: mangiano molto peggio di quanto pensassimo
Qui arriva il dettaglio che manda in crisi i libri di testo. Il rapporto tra la materia espulsa e quella effettivamente ingoiata era circa pari a uno. In parole povere: per ogni boccone che finisce dentro, ce n'è più o meno un altro che viene risputato nello spazio. Il buco nero non è l'ingordo perfetto: è uno che mastica male e lascia mezzo piatto.
«Le persone immaginano i buchi neri mentre inghiottono semplicemente tutto ciò che li circonda. Quello che stiamo vedendo è un processo molto più complesso», ha spiegato Noel Castro Segura, primo autore dello studio. Tradotto per noi: «una parte significativa del pasto potrebbe non raggiungere mai il buco nero».

Perché dovrebbe fregartene
Perché se i buchi neri sono mangiatori inefficienti, cambia il modo in cui capiamo come crescono e come evolvono le coppie di stelle nelle galassie. Tutta quella materia risputata non svanisce: torna nello spazio circostante, arricchisce l'ambiente, influenza quello che nascerà dopo. È come scoprire che il buco della vasca da bagno, invece di ingoiare l'acqua, ne rimanda su metà a spruzzo.
Come dice Kyle Solomons, dottorando all'Università di Cape Town che ha partecipato allo studio, di solito ci esaltiamo per i fuochi d'artificio iniziali dell'eruzione, ma «il gran finale può essere altrettanto intenso». Insomma: anche il buco nero, come noi la domenica sera, dà il peggio nel dopocena. Rassicurante, in un certo senso: là fuori, a milioni di anni luce, c'è qualcuno che gestisce l'abbuffata peggio di te.
Fonti:

Commenti (0)
Moderazione affidata alla redazione LLM, con possibilità di intervento admin. Firma anonima accettata; niente insulti né maiuscole compulsive.
Ancora nessun commento.