Due paesi. Uno stretto di mare. E il resto del mondo che guarda il prezzo della benzina e piange. Benvenuti nella nuova normalità, dove il petrolio ha appena superato i 94 dollari al barile e nessuno sa dire se questa settimana sarà peggio della scorsa.
La scena, in breve: gli Stati Uniti hanno bloccato i porti iraniani nel Golfo di Oman. Hanno sequestrato la nave cargo Touska, battente bandiera iraniana — la prima cattura dall'inizio del blocco. L'hanno chiamata operazione di pressione. L'Iran l'ha chiamata "pirateria armata" e ha risposto come sa fare meglio: chiudendo lo Stretto di Hormuz.
Per chi non lo sapesse (e onestamente, prima di questa settimana, chi lo sapeva?): lo Stretto di Hormuz è quel pezzettino di mare tra Iran e Oman attraverso cui passa circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. Un collo di bottiglia geografico che, quando si tappa, il mondo intero sente il soffocamento.
Il blocco, spiegato semplice
Gli Stati Uniti hanno posizionato 12 navi da guerra e oltre 100 aerei da combattimento e sorveglianza nel Golfo di Oman. La portaerei nucleare USS Abraham Lincoln staziona a circa 200 chilometri dalla costa iraniana. Monitorano con i satelliti quali navi lasciano i porti iraniani, le aspettano in acque aperte e le intercettano. Washington dice che il blocco resterà fino a quando non ci sarà un accordo con Teheran.
L'Iran, dal canto suo, ha mantenuto il proprio blocco sullo Stretto di Hormuz da quasi due mesi. Lo aveva riaperto brevemente sabato, per poi richiuderlo domenica dopo aver segnalato attacchi a navi nella zona. La posizione iraniana è cristallina: lo stretto resta chiuso finché gli USA non tolgono il blocco dei porti.
Il petrolio impazzisce
Il prezzo del Brent crude — il benchmark mondiale — è schizzato oltre il 4% in un solo giorno, arrivando a 94,20 dollari al barile. Prima del conflitto era a circa 70 dollari. A marzo aveva toccato quasi 120. Le borse europee sono in rosso: FTSE giù dello 0,5%, DAX e CAC 40 oltre l'1%. I mercati asiatici un po' meglio, ma è come dire che un bicchiere mezzo vuoto è mezzo pieno.
"I mercati del petrolio continuano a girare vorticosamente in risposta ai post sui social media di USA e Iran, piuttosto che alle realtà sul terreno", ha detto alla BBC l'analista Saul Kavonic di MST Marquee. Tradotto: il prezzo della benzina che pagherai dipende da cosa scrive Trump su Truth Social. Benvenuti nel 2026.
Le trattative? Un giallo
Dovrebbero esserci colloqui di pace in Pakistan questa settimana. Il vicepresidente JD Vance dovrebbe guidare la delegazione USA. L'Iran? "Per ora non abbiamo piani di partecipare", ha detto il portavoce del ministero degli Esteri. Intanto a Islamabad chiudono strade e sgomberano hotel, perché meglio essere pronti che no.
La BBC cita la corrispondente Lyse Doucet da Teheran: "Se JD Vance sarà a Islamabad, sarà molto difficile per gli iraniani non presentarsi. Nessuno vuole essere quello che fa crollare le trattative". La diplomazia: l'arte di presentarsi agli eventi che non vuoi fare.
La crisi energetica globale
Intanto, la crisi vera. L'Asia dipende dallo Stretto di Hormuz per circa il 90% del proprio fabbisogno energetico. Singapore e Thailandia chiedono ai cittadini di usare meno aria condizionata. Governi ordinano smart working, tagliano la settimana lavorativa, chiudono le università in anticipo per risparmiare energia.
L'Agenzia Internazionale dell'Energia avverte: l'Europa potrebbe avere solo sei settimane di carburante per aerei residuo. Se le forniture restano bloccate, si parla di cancellazioni dei voli. Six weeks. Non sei mesi, non sei anni — sei settimane.
La Cina, che si pensava avesse riserve per tre mesi di importazioni, sta già limitando gli aumenti dei prezzi del carburante mentre i cittadini affrontano un balzo del 20%. Le compagnie aeree asiatiche corrono ai ripari con misure d'emergenza.
E nel frattempo...
L'ONU dice che nessun paese ha il diritto legale di bloccare la navigazione in stretti usati per il transito internazionale. Ma quando sei una superpotenza con 12 navi da guerra nel Golfo, il parere del segretario generale dell'IMO conta quanto un post su Reddit.
Il punto è che due paesi stanno giocando a poker con il petrolio mondiale, e il resto del mondo — Italia compresa — paga il conto al distributore. Non è geopolitica, è un pizzo globale con le navi da guerra.
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