Ok, facciamo un attimo il punto della situazione: Paramount e Warner Bros Discovery vogliono fondersi in un mega-affare da 111 miliardi di dollari. E Hollywood ha risposto con un sonoro "ma anche no".
Più di 1.400 tra attori, registi e produttori — gente tipo Emma Thompson, Ben Stiller, Javier Bardem, Kristen Stewart, Glenn Close — hanno firmato una lettera aperta per dire che questa fusione è fondamentalmente una pessima idea. Il tono? "Opposizione inequivocabile". Che in linguaggio diplomatico hollywoodiano è tipo urlare con un megafono.
La questione è semplice nella sua brutalità: se due degli ultimi grandi studios rimasti si fondono, si passa da cinque major a quattro. Meno studios = meno film prodotti = meno lavoro per tutti = meno scelta per noi che guardiamo. È matematica, non opinione.
David Ellison, CEO di Paramount Skydance (già figlio del miliardario tech Larry Ellison, perché evidentemente la meritocrazia è un concetto flessibile), ha promesso che terrà i due studios separati e che produrranno "almeno 30 film di alta qualità all'anno". Sicuro Dave. Come quando ti promettono che il ristrutturazione dell'ufficio "ci metterà massimo due settimane".
La risposta di Paramount è stata il classico comunicato corporate che potrebbe essere stato generato da ChatGPT: parlano di "garantire ai creatori più strade per il loro lavoro, non meno". Parole bellissime. Peccato che la storia delle fusioni nel mondo dell'entertainment ci racconta esattamente il contrario.
Damon Lindelof — co-creatore di Lost e Watchmen, uno che di narrativa se ne intende — l'ha messa giù pesante: "Quando due backlot storici sono della stessa azienda, uno diventa una città fantasma". E ha ragione. Perché ogni volta che due colossi si fondono, la prima cosa che tagliano sono i "doppioni". Che tradotto dal corporatese significa: persone, progetti, sogni.
La lettera chiede al Procuratore Generale della California di bloccare l'accordo. E intanto Netflix se n'è già tirata fuori dalla corsa per Warner Bros, perché evidentemente anche per il gigante dello streaming c'è un limite a quanta roba puoi possedere (o forse gli hanno semplicemente detto il prezzo).
Il punto vero è questo: stiamo assistendo alla lenta morte del modello Hollywood come lo conoscevamo. Tra pandemia, scioperi del 2023, streaming che ha cannibalizzato le sale, e adesso i mega-merger — il cinema come industria creativa rischia di diventare una catena di montaggio dove quattro aziende decidono cosa puoi guardare, chi può lavorare, e quanto costa tutto.
Ma hey, almeno avremo altri 47 reboot di franchise degli anni '80. Che gioia.

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