Diciamocelo: nell'immaginario collettivo il furto d'arte è roba da film. Ladri in tuta nera, laser rossi da scavalcare con una spaccata, un quadro arrotolato sotto il braccio e via, su una Vespa nella notte. Ecco, dimenticate tutto. Perché nella notte tra il 4 e il 5 ottobre qualcuno, in una cittadina francese che probabilmente non sapevate esistesse, si è portato via un libro da 210 chili. Con la copertina in bronzo disegnata da Salvador Dalí. Non proprio un oggetto che infili nello zaino.
Il colpo è avvenuto a Issoire, nel Puy-de-Dôme, regione Alvernia-Rodano-Alpi, nel centro d'arte contemporanea della città: un piccolo museo privato che custodiva, oltre a opere di valore minore, il pezzo forte della casa. Cioè L'Apocalypse, considerato uno dei libri più pesanti e più costosi del mondo.

Che cos'è, esattamente, questo mattone
Altro che Kindle. L'Apocalypse è un'opera nata tra il 1958 e il 1961 da un'idea dell'editore d'arte Joseph Forêt, che volle illustrare il Libro dell'Apocalisse di Giovanni chiamando a raccolta una quindicina dei nomi più grossi dell'arte e della letteratura del Novecento: oltre a Dalí, Jean Cocteau, Bernard Buffet, Ossip Zadkine e altri. Il tutto, raccontano le agenzie, con la benedizione di papa Giovanni XXIII. Le pagine sono 150 fogli di pergamena; la copertina, firmata Dalí, è un blocco di bronzo da 150 chili decorato con oro, pietre preziose, conchiglie, forchette dorate e un Cristo dipinto su una placca d'oro. Perché ovviamente, se sei Dalí, le forchette sulla copertina della Bibbia ce le metti.
Il libro ha avuto una vita più movimentata di molti di noi: sparito negli anni Settanta, ritrovato, custodito in Svizzera, venduto a compratori giapponesi e infine ricomprato nel 2003 da un collezionista per circa 2 milioni di franchi svizzeri — all'epoca, il libro più caro del pianeta. Oggi gli specialisti citati da franceinfo lo valutano attorno al milione di euro, ma il punto, come sempre con queste cose, non è il prezzo.
«Una perdita inestimabile». E un mistero logistico
Il sindaco di Issoire, Bertrand Barraud, ha parlato di una perdita «incalcolabile» e del «lavoro di una vita» del proprietario, che considerava l'opera parte del patrimonio culturale francese. La procura di Clermont-Ferrand ha aperto un'indagine e i gendarmi stanno analizzando le immagini di videosorveglianza. Le autorità, almeno nelle prime ore, non sapevano nemmeno confermare se ci fosse stata un'effrazione. Il che, se ci pensate, è già un dettaglio piuttosto inquietante.
La domanda che si fanno tutti l'ha messa nero su bianco Jean-Christophe Castelain, direttore del Journal des Arts: «Quale ladro prende di mira un oggetto da 210 chili?». Ottima domanda. Non lo rivendi su Vinted, non lo porti a un banco dei pegni, non lo appendi in salotto senza che il vicino faccia domande. Le ipotesi sul tavolo sono le solite: un collezionista privato che lo voleva per sé, dei trafficanti d'arte, o qualcuno con un piano che ancora non capiamo. L'altra, più cinica e purtroppo realistica: c'è chi ruba opere del genere per smontarle e rivendere i materiali. Bronzo, oro, pietre. Un capolavoro ridotto a rottame di lusso.

La Francia e il vizio dei musei colabrodo
Il furto di Issoire non arriva nel vuoto. In Francia i colpi nei musei sono diventati una specie di genere a sé, e ogni volta si riapre la stessa discussione: le opere sono protette abbastanza? Spoiler: spesso no, soprattutto nelle strutture piccole e private, dove la sicurezza costa quanto (o più) dell'intero bilancio annuale. E così un oggetto che ha attraversato sessant'anni, due continenti e un papa sparisce in una notte di inizio ottobre in un paese di quattordicimila abitanti.
La parte surreale — e con Dalí di mezzo era inevitabile — è che questa storia sembra scritta da lui. Un libro sull'Apocalisse, pesante come una moto, decorato con forchette, che svanisce nel nulla senza che nessuno sappia dire come. Se fosse un'installazione, ci farebbero una mostra. Invece è un fascicolo in procura. E noi, che non riusciamo a portare a casa la spesa senza che si strappi il sacchetto, ci chiediamo con sincera ammirazione come diavolo abbiano fatto a caricarlo.
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