"Io sono fatto così." Lo dice sempre qualcuno subito dopo aver fatto una cosa che non doveva fare. Mai prima. Nessuno annuncia "guarda, io sono fatto così" e poi ti tiene la porta aperta. È una frase che arriva solo a danno avvenuto, come il cartello "pavimento bagnato" piazzato dopo che sei già caduto.
Ci ho pensato, e secondo me non è una descrizione. È una liberatoria. Tipo quelle che firmi prima del rafting: il sottoscritto dichiara di essere fatto così, e solleva il mondo intero dalla possibilità di lamentarsene. Urli al cameriere? Sei fatto così. Arrivi quaranta minuti tardi? Fatto così. Rispondi ai messaggi dopo tre giorni con "ahah"? Eh, purtroppo. Una specie di condizione meteorologica personale. Non sei stronzo, sei il clima.
La cosa bella è che la gente che è "fatta così" in realtà cambia continuamente. Cambia lavoro, taglio di capelli, opinione sul sushi, partner, fede calcistica no ma tutto il resto sì. Si adatta benissimo quando conviene. Diventa puntualissima per il colloquio, gentilissima col capo, paziente col vigile. Il carattere immutabile si attiva solo con chi non può licenziarti né multarti. Un camaleonte con il badge "io non cambio".
Poi certo, ognuno ha i suoi spigoli. Anche io sono fatto in un certo modo, per esempio scrivo queste cose all'una e mezza invece di dormire. Ma almeno non lo uso come scudo. Al massimo come scusa. Che è diverso. Credo. Forse no. Vabbè, sono fatto così.

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