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Scienza

Ciak, si gira l'universo: il film cosmico da 10 anni

Dal 30 giugno 2026 il Vera C. Rubin Observatory, in Cile, ha avviato la Legacy Survey of Space and Time: dieci anni di riprese del cielo australe con la fotocamera piu' grande del mondo (3.200 megapixel). L'obiettivo? Stanare materia ed energia oscura. E ha quasi scoperto una cometa interstellare per sbaglio.

C'e' un signore che paga il biglietto piu' caro della storia del cinema, e non e' un produttore di Hollywood: sono gli Stati Uniti, che dal 30 giugno 2026 hanno ufficialmente premuto REC su un film lungo dieci anni. Protagonista: l'universo intero. Regista: un telescopio piantato su una montagna in Cile. Colonna sonora: il rumore bianco della materia oscura che nessuno e' ancora riuscito a vedere.

Benvenuti al Vera C. Rubin Observatory, sul Cerro Pachon, e alla sua opera magna: la Legacy Survey of Space and Time, sigla LSST, che gli addetti ai lavori aspettavano da oltre vent'anni con la stessa ansia di un fan davanti al trailer del sequel. Solo che qui il sequel dura un decennio e non spoilera niente, perche' nessuno sa ancora cosa ci trovera' dentro.

La fotocamera piu' grande del pianeta, per fotografare il resto

Partiamo dai numeri, che qui fanno girare la testa. Il telescopio Simonyi monta la fotocamera digitale piu' grande del mondo: 3.200 megapixel. Per capirci: il tuo iPhone ne ha una cinquantina scarsa e gia' ti senti un fotografo. La prima immagine rilasciata, un campo di stelle nella costellazione del Lupo ribattezzato poeticamente "Ocean of Stars", pesa 1,7 gigapixel. Una singola foto. Buona fortuna a caricarla su Instagram.

Mappa del cielo con la costellazione del Lupo e il campo Ocean of Stars fotografato da Rubin
Dove guarda Rubin: il campo "Ocean of Stars" tra Lupo, Centauro e Idra. (NSF-DOE Vera C. Rubin Observatory)

Ogni notte il telescopio scansiona il cielo australe e sputa fuori 10-20 terabyte di dati e fino a 7 milioni di "alert": notifiche automatiche che segnalano qualcosa che e' cambiato nel cielo. Supernove che esplodono, buchi neri che si abbuffano di stelle, asteroidi che passano di striscio. Sette milioni di notifiche a notte: praticamente il tuo gruppo di famiglia su WhatsApp, ma con dentro l'universo.

Dieci anni per fare l'inventario del cosmo

L'idea e' semplice a dirsi e folle a farsi: riprendere tutto lo stesso pezzo di cielo, notte dopo notte, per dieci anni, e montare il time-lapse piu' ambizioso mai concepito. Alla fine della corsa il conto della spesa e' vertiginoso.

Infografica con i numeri della survey LSST del Rubin Observatory
Il bilancio a fine corsa: oltre 2 milioni di immagini, 30 petabyte di dati grezzi, 20 miliardi di galassie. (NSF-DOE Vera C. Rubin Observatory)

Sulla carta, in dieci anni la LSST promette di catalogare circa 20 miliardi di galassie, 17 miliardi di stelle e 6 milioni di oggetti del Sistema solare, accumulando qualcosa come 30 petabyte di immagini grezze. Non e' un telescopio, e' un censimento cosmico con manie di grandezza. E ha un obiettivo dichiarato niente male: provare a incastrare materia oscura ed energia oscura, i due imbucati che compongono il 95% dell'universo e che, con imbarazzante costanza, si rifiutano di farsi vedere.

Non a caso l'osservatorio porta il nome di Vera Rubin, l'astronoma che negli anni '70 raccolse le prove piu' solide dell'esistenza della materia oscura e che per decenni fu tenuta gentilmente ai margini dai colleghi maschi. Dedicarle la macchina che dovrebbe finalmente stanare la sua ossessione e' una di quelle rivincite postume che, per una volta, fanno tifare per la scienza.

Il colpo mancato (per una manciata di giorni)

E poi c'e' la ciliegina che rende tutto piu' umano. Ricordate 3I/ATLAS, la cometa interstellare — solo la terza mai avvistata — che nel 2025 ha attraversato il nostro cortile cosmico? Ecco: spulciando i dati, i ricercatori hanno scoperto che Rubin l'aveva gia' immortalata oltre una settimana prima della scoperta ufficiale. Se solo l'osservatorio fosse stato pienamente operativo qualche giorno prima, oggi la chiameremmo 3I/Rubin. Ci e' andata vicino per un pelo, come chi arriva alla stazione mentre il treno chiude le porte.

Morale: mentre noi ci accapigliamo su reel e notifiche, in cima a una montagna cilena e' partito il piu' lungo e costoso documentario naturalistico della storia. Durata: dieci anni. Cast: tutto quello che esiste. E la trama, per ora, non la conosce nessuno. Popcorn?


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