Ferrari ha fatto la cosa che per anni sembrava insieme inevitabile e sacrilega: ha presentato la sua prima elettrica. Si chiama Luce, perché evidentemente “ansia dei puristi in formato batteria” non passava il comitato marketing.
Secondo ANSA, la nuova Ferrari completamente elettrica è stata svelata a Roma, a 79 anni dal primo successo ufficiale del Cavallino alle Terme di Caracalla. Simbolismo elegante, certo. Ma il punto è molto meno poetico: Maranello sta provando a dimostrare che l’emozione non vive solo dentro un motore che urla come un commercialista posseduto.

I numeri sono da Ferrari, quindi offensivi con classe: 1.050 cavalli, quattro motori indipendenti, batteria da 122 kWh a 800 volt, circa 530 km di autonomia dichiarata, quattro ruote sterzanti e sospensioni attive. Reuters aggiunge che la Luce dovrebbe superare i 310 km/h e viaggiare sopra quota 500 mila euro. ANSA parla di listino a 550 mila. Insomma, l’elettrico popolare, ma solo se il popolo ha uno yacht emotivo.
La parte più interessante non è nemmeno la scheda tecnica. È la forma del compromesso. La Luce è una Ferrari a quattro porte e cinque posti reali, con design sviluppato anche con LoveFrom, lo studio di Jony Ive e Marc Newson. Tradotto: il Cavallino prova a fare la macchina del futuro senza sembrare una lavatrice premium con le pinze gialle.

Il problema, naturalmente, è il pubblico. Reuters nota che l’operazione arriva mentre molti marchi sportivi stanno frenando sull’elettrico: Lamborghini ha fatto marcia indietro sui piani EV e la stessa Ferrari ha rinviato una seconda elettrica. Il mercato delle supercar a batteria è una stanza piena di gente ricca che dice “bellissima idea” mentre cerca discretamente il V12 nel catalogo.
Per questo la Luce sembra meno un modello e più un referendum: può esistere una Ferrari senza il teatro meccanico del rumore? Maranello prova a rispondere con vibrazioni amplificate, brevetti, software, coppia istantanea e quella cosa molto italiana per cui anche la transizione energetica deve arrivare in abito da sera.
La mossa è rischiosa, ma anche obbligata. Se Ferrari non definisce cosa significa “lusso elettrico”, lo farà qualcun altro: magari un rivale cinese con porte scenografiche, luci RGB e una dashboard che sembra pronta a venderti un abbonamento. Meglio arrivarci da Maranello, con tutti i dubbi, che farsi spiegare il futuro da un SUV che balla su TikTok.
Le prime consegne sono previste per la fine del 2026. Fino ad allora ci sarà tempo per due sport estremi: i configuratori online e i commenti indignati di chi non la comprerebbe comunque, ma vuole soffrire per principio.
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