La barra dice due minuti. Tu lo sai già che è una bugia. Sono sempre due minuti, da vent'anni sono due minuti, e poi la cosa resta piantata a metà come se ci stesse ripensando. Poi fa un salto a 99 e lì si ferma di nuovo, che è il momento in cui ti chiedi se davvero esiste una differenza tra il 99 e la fine, o se quell'ultimo punto percentuale è un posto dove le cose vanno semplicemente a morire.
La cosa strana è che non ci arrabbiamo più. Abbiamo firmato un patto col computer: tu puoi mentirmi sul tempo, io faccio finta di crederti. Nessun altro avrebbe questo permesso. Se un amico ti dicesse due minuti e poi ti mollasse lì per venti, lo manderesti a quel paese. Al computer no. Al computer perdoniamo tutto, anche quando ti dice tempo rimanente: 1 minuto e quel minuto contiene dentro di sé ere geologiche intere.
Forse perché è l'unica bugia gentile rimasta. Non ti sta fregando, ci sta provando. Due minuti non è una promessa, è una speranza. Sta facendo i conti con roba che nemmeno lui controlla — la rete, il disco, gli dèi del caricamento che decidono se oggi sei degno. La barra non sa. La barra tira a indovinare, esattamente come te.
E intanto la guardi, come si guarda un bollitore. Sapendo benissimo che fissarla non la fa andare più veloce. Ma resti lì lo stesso. Perché andartene significherebbe ammettere una cosa scomoda: che quei due minuti non erano tuoi comunque.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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