Anno MMXXVI · Giorno CCXCI · Domenica
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Riflessioni

Due giorni, prendere o lasciare

Nessuno ha mai votato il weekend di due giorni, eppure lo difendiamo come se l'avessimo inventato noi.

Qualcuno, a un certo punto, ha deciso che due giorni bastano. Non tre, non uno e mezzo, non «dipende da come ti senti». Due. Sabato e domenica. E noi l'abbiamo presa come una legge di natura, tipo la gravità, tipo il fatto che il pane del giorno prima diventa sasso.

La cosa bella è che nessuno l'ha mai votato davvero. Ci siamo semplicemente svegliati dentro questo accordo: cinque giorni li dai via, due te li restituiscono. Come un pegno. E il bello è che dei due, uno lo passi a fare le cose che non hai fatto negli altri cinque, e l'altro a sentirti in colpa perché domani si ricomincia. Quindi in pratica il weekend dura tipo sabato pomeriggio. Dalle tre alle sette, con buona volontà.

Poi c'è la domenica sera, che non è weekend e non è lunedì. È una sala d'attesa con il divano. Guardi una serie che non ti interessa per non pensare alla sveglia, e intanto pensi alla sveglia. Geniale. Un sistema perfetto, autoportante, che nessuno deve sorvegliare perché lo sorvegliamo noi da soli.

Ogni tanto qualcuno propone la settimana corta, e la reazione collettiva è sempre la stessa: «eh, ma poi chi lavora?». Come se il venerdì pomeriggio qualcuno stesse lavorando. Lo sappiamo tutti cosa succede il venerdì alle quattro. Si sposta una mail da una cartella all'altra. Si apre un file per far vedere che è aperto. Però guai a dirlo ad alta voce, perché il patto regge solo finché fingiamo tutti di crederci.

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