La nuova regola del capitalismo pop è semplice: se vuoi mettere Dua Lipa su una scatola, magari prima chiediglielo. Lo so, concetto radicale, quasi punk: il consenso prima del cartone.
Secondo Reuters, la cantante britannica ha fatto causa a Samsung Electronics in California chiedendo almeno 15 milioni di dollari. L’accusa: l’azienda avrebbe usato una sua immagine su confezioni di televisori venduti negli Stati Uniti, trasformando il packaging in una specie di endorsement non autorizzato. Samsung nega l’abuso intenzionale e sostiene che l’immagine fosse arrivata da un partner terzo con rassicurazioni sui permessi. Traduzione aziendalese: “noi pensavamo fosse tutto ok”, frase che nei contenziosi ha la stessa energia di “non era mio il motorino”.

La causa, racconta anche BBC News, parla di copyright infringement, trademark infringement e violazione del diritto all’immagine. La foto contestata sarebbe legata al backstage dell’Austin City Limits 2024, e Lipa sostiene di possederne i diritti. Non stiamo parlando di una fan art su Tumblr nel 2013: qui c’è una multinazionale che vende TV, scaffali retail, scatole fisiche e il volto di una popstar piazzato dove il consumatore può pensare: “ah, quindi questa roba ha la benedizione di Dua”.
Ed è proprio qui che la faccenda diventa più interessante del solito litigio celebrity-brand. Una faccia famosa non è decorazione neutra, è valore commerciale ambulante. Sopra una confezione non comunica solo “guarda che bel display”: comunica fiducia, desiderabilità, vibe, status, quella micro-allucinazione da centro commerciale per cui un televisore sembra più cool se ci passa davanti qualcuno con milioni di fan e contratti con Puma, Versace, Yves Saint Laurent, Chanel, Porsche, Apple e Nespresso.
Nel fascicolo, scrive la BBC, sarebbero citati anche commenti social del tipo “comprerei quella TV solo perché c’è Dua sopra”. Che è contemporaneamente una prova legale, una diagnosi della civiltà e una recensione abbastanza brutale del libero arbitrio. Above the Law la mette giù nel modo più secco: nuova regola per le aziende, non incollare la faccia di una celebrità sul tuo prodotto senza permesso. Sembra banale, ma evidentemente il 2026 ha ancora bisogno del tutorial base.
Samsung, da parte sua, dice di aver ricevuto garanzie esplicite dal partner che aveva creato il contenuto e di essere aperta a una soluzione costruttiva. Formula elegante per dire: vediamo se questa cosa può smettere di costare titoli, avvocati e reputazione. I legali di Lipa, invece, sostengono che la società avrebbe ignorato richieste ripetute di cessare l’uso dell’immagine dopo che la cantante se ne era accorta nel giugno 2025.
La morale non è “povere star, che fatica essere stampate ovunque”. La morale è più fredda: nell’economia dell’attenzione, il volto è una licenza. E se non la paghi, non stai facendo marketing creativo; stai facendo il cosplay dell’accordo commerciale. Con scatola inclusa.
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