C'è un momento preciso, davanti a una porta a vetro, in cui due sconosciuti decidono chi dei due merita di passare per primo.
Nessuno lo ha studiato. Nessuno lo ha deciso. Eppure funziona così: tu allunghi la mano, l'altro la allunga, tu fai un cenno, lui fa un cenno, e per tre secondi vi trovate in un balletto imbarazzante dove nessuno vuole essere quello maleducato e nessuno vuole essere quello sottomesso.
Alla fine entrate quasi contemporaneamente, vi sfiorate, mormorate un «grazie» che non era dovuto, e andate via con la strana sensazione di aver appena recitato una scena che non avevate mai provato ma che conoscevate già perfettamente.
La civiltà, in fondo, è tutta qua: due persone che si scansano a vicenda come se il marciapiede fosse una coreografia mai scritta.

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