La cosa peggiore del supermercato non è fare la fila. È scegliere una fila e scoprire, dopo sette secondi, che l’universo ha scelto di umiliarti con calma.
La cassa accanto scorre. La tua no. Davanti a te c’è una signora con tre prodotti e un problema amministrativo del 1998. Dietro di te arriva qualcuno con un cestino leggero, ti guarda, valuta se tradirti passando nell’altra corsia. Lo farà. Tutti lo fanno. La fedeltà alla fila è una religione per chi ha già perso.
E allora resti lì, fingendo superiorità morale. Come se non stessi misurando ogni bip, ogni sacchetto aperto male, ogni monetina cercata con metodo archeologico. La civiltà forse è questo: restare nella corsia sbagliata solo per non ammettere che hai sbagliato una scelta minuscola.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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