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Cronaca

Colpo di Ferragosto: rubano Antonello in 3 minuti

Sei opere di Antonello da Messina sparite dal museo mentre la citta' portava in processione la Vara. Bottino da decine di milioni, ma un capolavoro cosi' non lo rivendi a nessuno.

C'è un momento preciso, la notte di Ferragosto, in cui l'intera Messina è ammassata in piazza Duomo a spingere la Vara, quel carro votivo alto come un palazzo che ogni 15 agosto trascina ventimila persone in processione. Devozione, sudore, fuochi d'artificio. Il momento perfetto per pregare. E, a quanto pare, anche il momento perfetto per svaligiare un museo.

Perché mentre la città guardava in alto, a quattro chilometri di distanza qualcuno guardava dentro le teche del Museo Regionale Interdisciplinare "Maria Accascina" (MuMe). E se ne portava via sei opere di Antonello da Messina, il più grande pittore siciliano del Quattrocento. In tre minuti. Cronometrati.

Il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina
Il MuMe di Messina: chiuso alle 13:30, svuotato in serata. Nota per il turista: forse un allarme che squilla nel vuoto non è propriamente un deterrente.

La rapina più elegante dell'anno

La dinamica ha il ritmo di un film, ma girato col budget della sfacciataggine. Tre o quattro persone col volto coperto dai caschi forzano le grate sul lato di viale Annunziata, sfondano una porta, spaccano i vetri delle teche e afferrano le tavole. Poi via, nel buio di Ferragosto, prima ancora che qualcuno capisca cosa stia succedendo.

Il bottino è roba da far tremare i polsi a un assicuratore: tre tavole del Polittico di San Gregorio — firmato e datato 1473, uno dei pochissimi lavori che Antonello ha autografato di suo pugno — e una tavoletta bifronte con la Madonna col Bambino da un lato e il Cristo in pietà dall'altro. Solo quest'ultima, per capirci, il Ministero della Cultura l'aveva comprata da Sotheby's per 14,9 milioni di euro. Il valore complessivo del colpo? Decine di milioni. Un furto ultra-milionario impacchettato nel tempo di una pausa caffè.

Il furto delle opere di Antonello da Messina
Sei opere trafugate, due ritrovate poco dopo su un muretto lì fuori. Le altre quattro: sparite.

La beffa nella beffa: due delle tavole sono state ritrovate poco dopo, abbandonate su un muretto nell'area esterna al museo. Forse troppo ingombranti, forse un ripensamento, forse è così che ci si accorge che è appena stato commesso un furto da manuale. Le altre quattro, invece, sono ancora nel vento.

Il capolavoro che non puoi vendere

E qui arriva il paradosso più gustoso. Un Antonello da Messina è, di fatto, invendibile. Non esiste un mercato nero abbastanza scemo da esporre alla luce del sole una tavola del 1473 catalogata, fotografata e conosciuta da ogni museo del pianeta. Provaci, a piazzarla su un mercatino. È come rubare la Gioconda e poi metterla su Subito.it.

Ecco perché gli inquirenti seguono la pista più inquietante: il furto su commissione. Qualcuno — un mercante senza scrupoli, un collezionista che ama guardare la bellezza da solo, al buio, in una stanza blindata — potrebbe aver ordinato il colpo. Oppure lo scenario ancora più cinico: rubare per poi trattare la restituzione. L'arte come ostaggio. La Procura di Messina ha aperto un fascicolo per furto pluriaggravato di opere d'arte, con polizia e carabinieri del nucleo tutela patrimonio a battere gli imbarcaderi verso la Calabria. Finora, nulla.

La domanda che nessuno vuole fare

Poi c'è la parte che fa più male, quella che nessun comunicato ufficiale ha davvero spiegato: l'allarme è scattato. E nessuno ha guardato i monitor. Un museo che custodisce alcuni dei dipinti più preziosi d'Italia, la sera più affollata dell'anno, con la sorveglianza che suona nel vuoto come un microonde ignorato.

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha parlato di "sconcerto e dispiacere" — le due parole che si tirano fuori quando è già tutto perso. Il presidente della Regione siciliana Renato Schifani ha alzato il tiro: "sfregio intollerabile al patrimonio culturale universale", e ha ordinato un'ispezione interna per capire chi, quella notte, stesse effettivamente facendo la guardia. Spoiler: la domanda contiene già la risposta.

Resta il fatto, testardo come una tavola di legno del 1473: mentre migliaia di persone portavano in processione un santo, qualcuno stava portando via cinque secoli di storia dell'arte. Ferragosto in Sicilia, dove pure i ladri hanno il senso della scenografia. Ora tocca sperare che questi Antonello finiscano in un caveau e non in un camino — perché l'unica cosa peggiore di un capolavoro rubato è un capolavoro che non torna più.


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