C’è un momento, nelle sale d’attesa, in cui tutti fingono di non avere un corpo. Nessuno respira troppo forte, nessuno sposta la sedia, nessuno osa tossire. Siamo lì, in fila per qualcosa di mediocre, eppure recitiamo una specie di lutto amministrativo.
Poi qualcuno tossisce. Non una tosse vera, tragica, da romanzo russo. Una tosse minuscola. Un colpo secco, quasi educato. E la stanza cambia pressione. Tutti continuano a guardare il telefono, ovviamente, perché siamo adulti e quindi codardi, ma per mezzo secondo quella persona è diventata il protagonista abusivo dell’universo.
Mi fa ridere che abbiamo costruito città, ospedali, uffici, banche, app per prenotare il turno, e poi basta un rumore di gola per ricordarci che siamo sacchi rumorosi con delle password. Forse la civiltà è tutta qui: trattenere un colpo di tosse finché non diventa personalità.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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