"Ci sentiamo." Lo dici tu, lo dice l'altro, ve lo dite. E poi non vi sentite. È il saluto più onesto che esista, proprio perché tutti sappiamo che è una bugia e nessuno si abbassa a fingere il contrario.
Non è cattiveria. È che "ci sentiamo" non è una promessa, è una porta. Serve a chiudere la conversazione senza il rumore della porta che sbatte. Un ammortizzatore sociale. Prova a salutare dicendo la verità — "ok, realisticamente non ci sentiremo fino a Natale e va benissimo così" — e guarda la faccia che fa.
La cosa buffa è che ogni tanto ci si sente per davvero. E lì scatta una specie di imbarazzo, tipo quando suoni un campanello per scherzo e qualcuno apre. Aspetta. Era vero? Dovevamo davvero?
Alla fine è l'unica frase italiana col congiuntivo nascosto dentro. Ci sentiremmo, se. Intanto buona vita. E, niente, ci sentiamo.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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