C'è un genere di notizia che ti fa sentire vecchio in modo nuovo: scopri che le scemenze con cui hai perso ore della tua adolescenza sono ufficialmente patrimonio nazionale. Non in senso ironico. Proprio in senso da teca, etichetta e curatore con i guanti bianchi.
Il British Film Institute — sì, gli stessi che custodiscono il cinema britannico dall'epoca vittoriana in poi — ha annunciato di aver preservato circa 430 video virali degli ultimi trent'anni dentro il suo National Archive. Meme, livestream, animazioni traballanti in Flash, roba di YouTube e TikTok. La stessa istituzione che conserva i capolavori della settima arte ha deciso che anche un bambino che morde il dito al fratello merita l'eternità.
Charlie morde ancora (e vale 888 milioni di click)
Il pezzo forte è proprio lui: "Charlie Bit My Finger", il video casalingo del 2007 in cui il piccolo Charlie affonda i denti nel dito del fratello maggiore e diventa, senza volerlo, una delle prime star globali di YouTube. 888 milioni di visualizzazioni, una clip di famiglia mai pensata per uscire dal salotto, e nel 2021 — perché il 2021 è stato quello che è stato — venduta come NFT per la modica cifra di 760.999 dollari. Un dito morso che vale più della tua casa.
"Fa parte della prima storia virale, dagli albori di YouTube, quando un semplice momento familiare ha finito per connettere milioni di persone", spiega Kristina Tarasova, curatrice del BFI National Archive. Tradotto dal curatorese: non sappiamo bene perché ci piaccia, ma ci piace, e va salvato.

Dalla caffettiera di Cambridge alla lattuga che battè un premier
Accanto a Charlie c'è un campionario di archeologia digitale che è poesia pura. C'è "Badger Badger Badger", l'ipnotico loop di tassi danzanti del 2003. C'è la Trojan Room Coffee Pot: dei ricercatori di Cambridge che, agli albori del web, puntarono una webcam sulla caffettiera condivisa per controllare a distanza se fosse piena. È considerato uno dei primi esperimenti di livestreaming della storia. L'uomo ha inventato la diretta streaming per non farsi i piani delle scale a vuoto per un caffè. Rispetto.
Ma il pezzo che merita la standing ovation è britannico fino al midollo: la lattuga di Liz Truss. Il 14 ottobre 2022 il Daily Star avviò una diretta che inquadrava una lattuga Tesco da 60 penny accanto a una foto della premier, scommettendo su chi sarebbe durato di più. Vinse l'insalata: Truss si dimise dopo 49 giorni, il mandato più breve nella storia dei primi ministri britannici. Lo stream durò sette giorni e oggi è — udite udite — l'opera più lunga conservata nell'intero archivio del BFI. Una lattuga da 60 centesimi che ha umiliato un capo di governo e vinto pure un Bronze ai Cannes Lions. Il sogno bagnato di ogni stagista creativo.
Perché un istituto del cinema salva i meme
La motivazione, sotto la patina divertente, è seria. La quantità di video prodotti online negli ultimi trent'anni ha già superato tutto il cinema e la TV del secolo precedente: una valanga ingestibile che rischia di sparire nel nulla a ogni piattaforma che chiude. "Questi video hanno una capacità quasi spaventosa di documentare gran parte della vita moderna", dice il curatore Will Swinburne. "Se immagini di perderli, perderesti l'accesso a com'era davvero la vita in questo momento, a come le persone si esprimevano."
Cinquanta delle opere sono già consultabili gratis su BFI Replay, accanto a spezzoni di film che risalgono alla fine dell'epoca vittoriana. Il più vecchio del lotto è un corto del 1997; il più recente, un video del British Museum del 2025 su come forgiare un elmo da gladiatore romano. In mezzo, trent'anni di umanità che ride di sé stessa davanti a uno schermo.
La verità scomoda è questa: tra mille anni, se qualcuno vorrà capire chi eravamo, forse non guarderà i nostri monumenti. Guarderà un bambino che morde un dito e una lattuga che vince in politica. E onestamente? Ce lo meritiamo.
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