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Cultura

Un centrocampista salva Tolstoj (il prof no)

Gustavo Scarpa, centrocampista dell'Atlético Mineiro, consiglia sui social 'La morte di Ivan Il'ič' di Tolstoj: 140 anni dopo, il libro è primo su Amazon Brasile e le ricerche volano del 300%.

C'è un numero che fa più male di una bocciatura: centoquarant'anni. Tanti ne sono passati da quando Lev Tolstoj ha pubblicato La morte di Ivan Il'ič, nel 1886. E per centoquarant'anni quel libro è rimasto lì, sullo scaffale dei classici che tutti citano e nessuno apre, tra un Dostoevskij preso a rate e un Guerra e pace comprato solo per fare scena sulla libreria dietro la webcam. Poi è arrivato un centrocampista brasiliano e lo ha spedito in testa alle vendite di Amazon. In un paio di giorni.

Il colpevole si chiama Gustavo Scarpa, gioca nell'Atlético Mineiro — per chi lo ricorda, è passato pure dal Nottingham Forest in Premier League e dal Palmeiras — e ha un vizio che nel 2026 suona quasi eversivo: legge. Non "legge i commenti sotto il post". Legge libri, quelli di carta, con le pagine. Li porta nello spogliatoio, ne parla sui social, e ogni tanto consiglia qualcosa ai suoi follower come se fosse il cugino colto che a cena ti rovina la playlist ma poi ti salva la vita culturale.

Gustavo Scarpa, centrocampista brasiliano
Gustavo Scarpa, il centrocampista che ha fatto trendare un russo morto da 116 anni.

Stavolta ha consigliato proprio La morte di Ivan Il'ič, il romanzo breve in cui Tolstoj racconta un magistrato che scopre, un po' tardi, di aver vissuto una vita vuota mentre era troppo occupato a sembrare perfetto. Detto così, sembra il riassunto di metà dei profili Instagram. E infatti il messaggio è arrivato: il post ha superato un milione di persone, le ricerche su Google per il titolo sono schizzate di oltre il 300% rispetto al mese prima, e il libro è finito primo nelle vendite su Amazon Brasile. Centoquarant'anni dopo. Senza una campagna marketing, senza un film Netflix, senza un influencer pagato a peso d'oro.

La parte divertente — o deprimente, scegliete voi l'umore — è che qui è successo al contrario rispetto al solito. Di norma funziona così: un ragazzino su TikTok piange su una copertina, nasce l'hashtag, e improvvisamente tutti leggono lo stesso romanzetto rosa con la stessa identica recensione copiata. Il famigerato BookTok, che ha il merito innegabile di aver riportato i giovani in libreria e il demerito di averli riportati tutti nello stesso identico scaffale. Qui invece un atleta — categoria che lo stereotipo vuole con il quoziente intellettivo di un pallone sgonfio — ha fatto per la letteratura russa più di tre anni di antologia scolastica.

Perché è questo il punto che brucia. Non che un calciatore legga: menomale che legge. Il punto è che bastava così poco. Una persona con un seguito che indica un libro bello e dice "leggetelo", senza ironia e senza vendere nulla. Niente algoritmo, niente gamification della lettura, niente app che ti dà i punti se finisci un capitolo. Solo un tizio in maglia a strisce che ti dice: fidati, questo vale il tuo tempo. E un milione di persone, per una volta, gli hanno creduto.

Resta una domanda, ovviamente retorica: se è bastato un centrocampista per rianimare Tolstoj, cosa stavamo aspettando noi tutti gli altri? Probabilmente che ce lo dicesse qualcuno con più follower del nostro professore di italiano. Che, a conti fatti, è sempre stato il vero problema.


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