Il Festival di Cannes 2026 è partito con il solito tappeto rosso, la solita liturgia della Croisette e un dettaglio abbastanza rumoroso: Hollywood ha mandato molte meno cartoline del previsto. Non proprio assente, ma abbastanza defilata da far sembrare la Riviera un gruppo WhatsApp dove gli studios americani leggono e non rispondono.
Secondo AP News, la 79ª edizione si è aperta con The Electric Kiss, durerà fino al 23 maggio e consegnerà la Palma d’Oro dopo 12 giorni di prime mondiali, standing ovation e micro-drammi da sala stampa. La star power non manca: Peter Jackson riceve la Palma d’Oro onoraria, Jane Fonda è in zona mito vivente, e in giuria ci sono nomi come Park Chan-wook e Demi Moore. Insomma, non è esattamente la sagra del cortometraggio girato nel garage dello zio.
Però il punto è un altro: i grandi blockbuster da studio non ci sono. Il Guardian la mette giù secca: niente grande film americano, niente lancio tentpole stile Top Gun: Maverick, niente mega-operazione in cui Cannes diventa per due ore un’estensione premium di Los Angeles. Thierry Frémaux spera che gli studios tornino, ma intanto il festival sembra aver riscoperto la sua modalità base: autori internazionali, cinema d’autore, titoli che fanno felici i cinefili e spaventano i reparti marketing.

Il paradosso è bellissimo, nel senso tossico del termine: Cannes perde un po’ di muscoli hollywoodiani proprio mentre diventa ancora più utile per gli Oscar. AP ricorda che il festival è ormai una fabbrica di candidati da stagione premi: Neon ha sostenuto gli ultimi sei vincitori della Palma d’Oro e quest’anno è collegata a più di un quarto dei 22 film in concorso. Hollywood non porta il carro armato, ma continua a guardare il radar.
Nel frattempo c’è anche il grande elefante sintetico nella stanza: l’AI. France 24 / AFP racconta le tensioni tra la difesa pubblica degli artisti da parte di Frémaux, la paura per sceneggiatori, doppiatori e interpreti, e il fatto che Cannes abbia pure un accordo pluriennale con Meta. Cioè: “proteggiamo il cinema dagli algoritmi”, detto mentre l’algoritmo è sponsor al tavolo accanto con il badge VIP. Cinema, amore mio, ma con contraddizioni in 4K.
E l’Italia? Qui arriva il cameo mesto. ANSA segnala che alla Semaine de la Critique, sezione parallela dedicata a opere prime e seconde, non ci sono registi italiani: l’unica presenza è la coproduzione La Gradiva, diretta dalla francese Marine Atlan e realizzata anche con Bibi Film. Tradotto: la bandiera c’è, ma più nel foglio Excel della produzione che sulla sedia del regista.
La lettura meno depressiva è questa: Cannes 2026 non è “meno importante” perché Hollywood fa la timida. È forse più Cannes di prima: meno jet promozionali, più autori, più rischio, più film che non sembrano già trailer di parchi tematici. Poi certo, tutti fingono di odiare lo spettacolo finché non arriva una star e la Croisette riparte a lampeggiare come un tostapane con l’ego.
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