C'è un genere molto specifico di nemesi capitalista: quella in cui passi anni a raccontarci che l'intelligenza artificiale ci avrebbe cambiato la vita, e poi un bel giorno la vita te la cambia davvero — alzandoti il prezzo del portatile di 200 euro. Benvenuti al 25 giugno 2026, il giorno in cui Apple ha alzato i listini di mezzo catalogo e ha avuto pure il coraggio di darne la colpa, indirettamente, a ChatGPT e parenti.
Niente keynote scintillante, niente Tim Cook sul palco con la maglietta nera: solo nuovi prezzi che compaiono di soppiatto sul sito, come quando il bar sotto casa cambia il listino e lo scopri solo alla cassa.
Quanto costa adesso volersi bene
I numeri, perché è lì che fa male. Il MacBook Neo, cioè il Mac "economico" pensato per non spaventare nessuno, passa da 699 a 799 euro. L'iPad base — quello che regali alla nonna — va da 409 a 509 euro: in proporzione è il rincaro più cattivo di tutti, +25%. Negli USA il MacBook Pro M5 schizza da 1.699 a 1.999 dollari, e il Mac Studio top di gamma si prende un +1.300 dollari come se niente fosse.

In Italia il quadro è coerente con la regola universale del "tanto qui paghiamo sempre di più": secondo la Repubblica l'iPad Pro sale di 200 euro, il MacBook Pro 14" con M5 Pro parte ora da 2.999 euro (+400). E la Stampa rincara la dose con i desktop: Mac mini da 729 a 949 euro, iMac da 1.549 a 1.899, Mac Studio da 2.549 a 3.049. Rincari, dice il Corriere, tra il 15 e il 25%. L'unico superstite, almeno per ora, è l'iPhone. Godetevelo finché dura.
La RAM è finita tutta dentro un data center
Ma perché? La risposta è quasi poetica nella sua ingiustizia. Le aziende che costruiscono i mega-cervelloni dell'AI stanno comprando memoria — RAM e SSD — a camionate per riempire i loro data center. I produttori di chip, ovviamente, hanno fatto due conti e hanno deciso di sfornare la memoria più redditizia per i data center invece di quella per i nostri laptop. Risultato: i prezzi delle memorie sono andati alle stelle, e il conto arriva al consumatore.
Tradotto: la RAM che doveva finire nel tuo MacBook è finita dentro un server che genera immagini di gatti astronauti. È il cerchio della vita, versione 2026.

Lo ha ammesso lo stesso Tim Cook, in un'intervista al Wall Street Journal dal sapore vagamente rassegnato: «Gli aumenti di prezzo sono inevitabili. Stiamo facendo del nostro meglio per attutire i rincari enormi che ci vengono scaricati addosso, abbiamo cercato di proteggere i clienti, ma la situazione è diventata insostenibile». Insostenibile per chi, esattamente, lo lasciamo decidere a voi mentre guardate il saldo del conto.
E non è solo Apple
Perché qui nessuno si salva. Microsoft ha annunciato che dal 1° agosto alzerà i prezzi delle console Xbox in tutto il mondo, tra i 100 e i 150 dollari in più, citando esattamente la stessa scusa: costi di memoria fuori controllo per colpa dell'AI. Prima di loro avevano già rincarato Nintendo e Sony, e perfino un telefono Samsung di fascia bassa è arrivato a costare 50 dollari in più peggiorando le specifiche. Un capolavoro.
La ciliegina? Secondo l'analista IDC Nabila Popal, gli ultimi rincari sono stati più duri del previsto, il che lascia presagire che anche i prossimi iPhone Pro potrebbero costare fino a 200 dollari in più. Insomma: ci hanno venduto l'AI come la rivoluzione che ci avrebbe regalato tempo e soldi, e per ora ci ha regalato soprattutto un preventivo più salato. Il futuro è qui, e ti presenta il conto.
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