C'e' un genere di guerra che non si combatte con i droni ma con gli avvocati, e Silicon Valley ne ha appena aperto l'ennesimo capitolo. Da una parte Apple, l'azienda che ha fatto del segreto industriale una religione con tanto di rituali. Dall'altra OpenAI, quelli del chatbot che ti scrive la tesi, che pero' adesso vogliono anche costruirti l'hardware. In mezzo, una denuncia da 41 pagine che si legge come un romanzo di spionaggio scritto da qualcuno che ha visto troppe puntate di Succession.
Il 10 luglio Apple ha trascinato OpenAI davanti al tribunale della California del Nord, accusandola di aver orchestrato un furto di segreti industriali "a ogni livello": dai tecnici fino al capo dell'hardware, con la complicita' di partner commerciali. Traduzione dal legalese: secondo Cupertino, l'azienda di Sam Altman avrebbe svuotato i cassetti di Apple per costruirsi il suo misterioso gadget con l'AI dentro.

Il thriller: laptop mai restituiti e un "LOL" di troppo
La parte divertente — se lavori in comunicazione di crisi, un po' meno — sono i dettagli. Al centro c'e' Chang Liu, ingegnere che ha passato otto anni in Apple prima di sbarcare in OpenAI a gennaio 2026. Secondo la denuncia avrebbe tenuto i laptop aziendali senza restituirli e sfruttato "un bug di autenticazione raro e sconosciuto" per continuare a entrare nella rete Apple. Il messaggio che gli attribuiscono e' da manuale del cattivo che si fa scoprire da solo: "LOL, ho scoperto che riesco ad accedere allo storage di rete, che ridere". Ecco, ridere fino a un certo punto.
Poi ci sarebbe la talpa rimasta dentro: una collega ancora dipendente Apple che, sempre secondo l'accusa, avrebbe continuato a passare informazioni riservate. E c'e' Tang Tan, 25 anni di carriera in Apple e oggi capo dell'hardware di OpenAI, accusato di aver trasformato i colloqui di lavoro in sedute di spionaggio: candidati invitati a presentarsi al "mostra e racconta" con tanto di prototipi, componenti e disegni CAD sottobraccio. Il colloquio come cavallo di Troia, praticamente.

Quattrocento ex dipendenti e un divorzio annunciato
Il numero che spiega tutto e' questo: oltre 400 ex dipendenti Apple lavorano ora in OpenAI. Aggiungici che l'anno scorso OpenAI si e' comprata per 6,5 miliardi di dollari la startup io fondata da Jony Ive, cioe' l'uomo che ha disegnato mezzo iPhone, e capisci che qui il travaso di cervelli (e presunti segreti) e' industriale.
Sullo sfondo, il vero motivo per cui a Cupertino sono passati dall'irritazione alla causa: il divorzio. La coppia Apple-OpenAI, che nel 2024 aveva infilato ChatGPT dentro Siri, e' scoppiata. A gennaio Apple ha annunciato che il nuovo Siri girera' con Google Gemini, non con ChatGPT. Prima ti lascio, poi ti denuncio: un classico.
Perche' e' una rogna vera per OpenAI
OpenAI, per la cronaca, respinge tutto: "Non abbiamo alcun interesse per i segreti commerciali di altre aziende". Il problema e' il tempismo. La societa' sta preparando la sua IPO, la quotazione in borsa, e una causa per spionaggio industriale e' esattamente il tipo di scheletro nell'armadio che fa storcere il naso agli investitori. Come ricorda Il Post, basta guardare il precedente Apple-Samsung, durato dal 2011 al 2018: questi contenziosi si trascinano per anni, e nel frattempo rallentano lo sviluppo di quel dispositivo AI che OpenAI vorrebbe far uscire entro fine 2026.

E come in ogni buona rissa della Valley, non poteva mancare Elon Musk, che con la sua xAI ha gia' fatto causa ad Apple e OpenAI accusandole di aver costruito un monopolio sull'AI negli iPhone. Perche' se c'e' un tribunale aperto, Elon prima o poi ci entra.
Morale della favola: la corsa all'intelligenza artificiale non si vince piu' solo con i modelli piu' potenti, ma con gli avvocati piu' cattivi e le clausole di riservatezza piu' blindate. Il futuro e' arrivato, e litiga.
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