Quando pensi che la guerra dei miliardari nello spazio non possa diventare più assurda, Amazon sborsa 11,57 miliardi di dollari per acquisire Globalstar, l'azienda di satelliti della Louisiana. L'obiettivo? Dare filo da torcere a Starlink, il gioiellino di Elon Musk che già connette nove milioni di utenti in tutto il mondo.
La mossa è strategica quanto disperata. Il Project Kuiper di Bezos — il suo progetto satellitare — ha messo in orbita poco più di 200 satelliti. Starlink ne ha oltre 10.000. È come portare un coltellino svizzero a un duello con le spade laser.
Con Globalstar, Amazon mette le mani sulla tecnologia Direct-to-Device (D2D), quella che permette ai telefoni di connettersi direttamente ai satelliti senza bisogno di torri cellulari. Pensate all'SOS di emergenza dell'iPhone — ecco, Globalstar è l'azienda che alimenta quella magia. E Amazon vuole usarla dal 2028.
Il timing non è casuale. SpaceX sta preparando la sua IPO, che potrebbe diventare la più grande della storia. Musk che va in borsa e Bezos che compra satelliti: siamo nel pieno della soap opera spaziale più costosa mai vista. Due ego grandi quanto le loro navicelle.
La sfida vera, però, è nei numeri. Amazon deve lanciare circa 3.200 satelliti entro il 2029, con la metà che deve essere in posizione entro luglio per rispettare le scadenze regolatorie. È una corsa contro il tempo che farebbe sudare anche un ingegnere della NASA.
Intanto le azioni di Globalstar sono schizzate del 9% e quelle di Amazon del 2,5%. Wall Street adora quando i ricchi si fanno la guerra — soprattutto quando la fanno nello spazio.
La domanda vera resta: abbiamo davvero bisogno che due miliardari si contendano il cielo per darci internet? Probabilmente no. Ma almeno lo spettacolo è garantito.

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