Ho scritto "ahah" tre volte oggi senza muovere un solo muscolo della faccia. Zero. Ero lì immobile come un frigorifero, e intanto le mie dita producevano risate. Ahah. Un suono che non è mai uscito da nessuna bocca. La risata più economica del mondo: costa quattro lettere e nessuna emozione.
E la cosa geniale è che ci siamo messi d'accordo tutti. Nessuno crede davvero che tu stia ridendo. Tu lo scrivi, io lo leggo, e sappiamo entrambi che è solo un modo per dire "ho ricevuto il messaggio e non voglio sembrare uno stronzo". "Ahah" è diventato la punteggiatura della gentilezza. Un punto fermo travestito da allegria.
Poi c'è la scala. Perché "ah" è freddo, quasi ostile. "Ahah" è educato. "Ahahah" comincia a sembrare sincero. E "ahahahah" lo scrivi solo quando davvero, per sbaglio, qualcosa ti ha fatto ridere — e a quel punto quasi ti vergogni, come se avessi speso troppo. Misuriamo l'affetto in numero di a. Ci siamo inventati un'unità di misura per una cosa che non stiamo nemmeno facendo.
Comunque. Ahah.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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