Diciamocelo: c'erano poche certezze nella vita. La morte, le tasse e il fatto che un minuto durasse sessanta secondi. Ecco, la terza è appena caduta. O meglio: era già caduta 27 volte dal 1972, solo che nessuno se n'era accorto tranne i server che andavano in crash. E adesso l'umanità ha deciso di smettere. Il secondo intercalare è ufficialmente morto. Non ci saranno funerali, e comunque non sapremmo a che ora fissarli.
Giovedì 15 ottobre, a Versailles — perché se devi riscrivere le regole del tempo lo fai nella reggia del Re Sole, mica in una sala riunioni con la moquette — la Conferenza generale dei pesi e delle misure (CGPM), riunita per la sua 28esima edizione, ha votato a maggioranza la fine del leap second. Dal 20 maggio 2027, Giornata mondiale della metrologia (sì, esiste, segnatevela), il Tempo coordinato universale scorrerà continuo, senza più interruzioni. Mai più 23:59:60 sul vostro telefono. Non che l'abbiate mai visto, ma ora non potrete nemmeno sperarci.
Ma cos'era, 'sto secondo in più?
Breve ripasso, che tanto a scuola eravate su TikTok. Esistono due modi di misurare il tempo. Il primo è l'UTC, basato sugli orologi atomici: precisione maniacale, il ticchettio degli atomi che non sbaglia mai. Il secondo è l'UT1, il tempo astronomico, basato sulla rotazione della Terra. Che invece è una gran pasticciona: la Luna la frena, le maree la frenano, a volte accelera senza un motivo che ci spieghi bene. Il pianeta, insomma, gira come un ventenne che si sveglia a orari diversi ogni giorno.
Per tenere i due orologi allineati, ogni volta che lo sfasamento si avvicinava a 0,9 secondi gli enti internazionali aggiungevano un secondo all'UTC, in date scelte senza alcuna regolarità. Così un minuto, ogni tanto, durava 61 secondi. L'ultimo è stato aggiunto il 31 dicembre 2016. Per noi umani: zero differenza. Per i computer: un incubo.

Il vero nemico: il sessantunesimo secondo
Il problema è che il mondo intero gira sull'UTC: telefoni, satelliti, GPS, reti elettriche, telecomunicazioni, compagnie aeree, mercati finanziari. E il software, in generale, odia le sorprese. Un minuto con un secondo in più è esattamente il tipo di cosa che un programmatore stanco non ha previsto alle due di notte. Il risultato, negli anni, sono stati crash, servizi online in tilt, sistemi che si coordinano tra loro andati in confusione. Il secondo intercalare del 2012, per dire, è ricordato da chi lavora nell'informatica come una piccola apocalisse di server bloccati. Tanto che alcune aziende, Google in testa, avevano iniziato a fare i furbi: invece di aggiungere il secondo tutto in un colpo, lo "spalmavano" su più ore, rallentando impercettibilmente gli orologi. Ognuno con il suo metodo, ovviamente. Che è proprio il contrario di uno standard.
Ma la vera bomba era un'altra. Dalla metà degli anni Dieci la Terra ha iniziato a girare leggermente più veloce. Tradotto: invece di aggiungere un secondo, presto sarebbe servito toglierlo. Un secondo intercalare negativo, mai fatto prima nella storia, previsto forse già per il 2029. Gli ingegneri lo chiamavano un «mini Y2K»: mandare il mondo intero un secondo indietro nel tempo, all'improvviso, sperando che nessun sistema critico si offendesse. Nessuno sapeva davvero come avrebbero reagito le infrastrutture digitali. E quando gli esperti dicono «non lo sappiamo» a proposito della rete elettrica, di solito è il momento di cambiare piano.
«Evitare i secondi intercalari negativi è un motore molto forte per aprire la finestra», ha spiegato a Scientific American Nick Stamatakos, dello U.S. Naval Observatory. E Noël Dimarcq, ricercatore del CNRS francese e presidente del comitato del BIPM che si occupa di tempo e frequenza, poco prima del voto ha riassunto il tutto con il sollievo di chi esce da una riunione condominiale infinita: «Dopo trent'anni di dibattiti, siamo pronti». Trent'anni. Per un secondo. Rispetto a questo, il vostro gruppo WhatsApp che non riesce a scegliere un ristorante è un modello di efficienza.

Arriva l'ora intercalare (tra un migliaio d'anni)
Quindi cosa succede adesso? Semplice: si smette di inseguire la Terra. Lo sfasamento tra tempo atomico e tempo astronomico potrà crescere fino a un'ora intera, cioè 3.600 secondi. Quando ci arriveremo, si aggiungerà un'«ora intercalare». Quando? Secondo le stime citate da Scientific American, non prima di mille anni. È la mossa più umana di sempre: un problema rimandato talmente in là che toccherà a qualcuno che non è ancora nato e che probabilmente non saprà nemmeno cosa fosse uno smartphone. La procrastinazione, finalmente, diventa standard internazionale.
Alla CGPM, che si riunisce di solito ogni quattro anni, partecipano 69 Stati membri e 34 tra Stati ed economie associate, Italia compresa. E no, non c'entra niente con l'ora legale: il 25 ottobre le lancette si spostano lo stesso, quindi preparatevi alla solita domenica di «ma è un'ora in più o in meno?».
Chi ci perde: quelli che guardano il cielo
A brontolare sono soprattutto gli astronomi, che è un po' paradossale visto che il primo secondo intercalare, nel 1972, era stato introdotto proprio su loro richiesta. Per decenni hanno potuto usare l'UTC come una buona approssimazione della posizione della Terra rispetto alle stelle. D'ora in poi dovranno arrangiarsi con altri dati. E c'è anche un aspetto un po' malinconico, che Scientific American mette nero su bianco: con questa decisione la civiltà umana si allontana ancora di più dal modo più antico di misurare il tempo, cioè alzare gli occhi al cielo.
Per millenni il giorno è stato il Sole che sorge e tramonta. Adesso è la media ponderata di centinaia di orologi atomici sparsi per il pianeta, e la Terra può girare come le pare. Abbiamo scelto i server al posto delle stelle. Onestamente? Coerente con l'epoca. Se vi interessa fin dove si è spinta l'ossessione per la precisione, qualche settimana fa vi abbiamo raccontato dell'orologio che sbaglia un secondo ogni 30 milioni di anni. Ecco, quello almeno non dovrà più preoccuparsi di aggiungerne uno a caso.
Nel frattempo, godetevi gli ultimi mesi di un'era. Fino al 20 maggio 2027, tecnicamente, un minuto potrebbe ancora durare 61 secondi. Non succederà, ma è bello pensarlo. Dopo, il tempo sarà finalmente uguale per tutti. Tranne che per il pianeta.
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