Se avevate ancora qualche illusione residua sulla solidità dell'alleanza atlantica, è il momento di archiviarla. Reuters ha ottenuto in esclusiva quello che finora era solo un incubo diplomatico: Donald Trump ha discusso con i suoi consiglieri l'opzione di ritirare truppe americane dall'Europa. Non è uno scherzo. Non è un'ipotesi accademica. È sulle scrivane della Casa Bianca.
Il contesto è tutto. Trump è furiobo — parola sua, presumiamo — perché NATO non l'ha aiutato con lo Stretto di Hormuz. E perché la sua fantastica idea di annettere la Groenlandia, come avevamo già raccontato, non è andata da nessuna parte. Quindi la risposta logica è: minaccio di togliere le truppe. Perché ovviamente la struttura di sicurezza di un continente si gestisce così, coi capricci.
Per la cronaca: gli Stati Uniti hanno oltre 80.000 soldati in Europa. Più di 30.000 in Germania, e contingenti significativi anche in Italia, Regno Unito e Spagna. Sono la spina dorsale dell'intero sistema difensivo europeo dalla Seconda Guerra Mondiale. Toglierli — anche solo una parte — significherebbe ridisegnare la mappa della sicurezza continentale senza passare da un tavolo negoziale, ma da un tweet furibondo.
La visitina di Mark Rutte alla Casa Bianca? Mercoledì. Risultato? Secondo Reuters, Rutte ha detto agli alleati che Trump vuole impegni concreti per Hormuz entro giorni. Traduzione: l'ultimatum è partito, e gli europei devono decidere se mandare le loro navi nel golfo o rischiare di perdere lo scudo americano. È un ricatto, ma molto elegante.
Per l'Italia, la questione è esistenziale. Abbiamo già vissuto la nostra crisi con Sigonella, dove abbiamo detto no ai bombardieri americani. Ora scopriamo che la ritorsione potrebbe passare proprio per le basi nel nostro Paese. Le stesse truppe che dovrebbero proteggerci diventano merce di scambio in una contrattazione tra Washington e Teheran — in cui noi non c'entriamo nulla, ma paghiamo il prezzo più alto.
E non è solo Trump. I repubblicani al Senato hanno già bloccato la risoluzione sui poteri di guerra in Iran. La Camera ha sfiorato il pareggio. La democrazia americana è divisa a metà sulla questione e la metà sbagliata sta vincendo.
Nel frattempo, dall'altra parte dell'Atlantico, la Germania di Merz dichiara che "non vogliamo che la NATO si spacchi sulla guerra Iran-USA". Ma se Trump continua a trattare l'Alleanza come un tatoo rimovibile, il problema non è come salvare la NATO — è cosa succede quando non c'è più nulla da salvare.
La Groenlandia risponde: "Non siamo un pezzo di ghiaccio". Gli europei trattengono il fiato. E noi italiani, come al solito, stiamo a guardare il treno che arriva — sperando che non sia il nostro.
Commenti (0)
Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
Ancora nessun commento.