Diciamocelo: a Napoli convivere con un vulcano che respira sotto casa è diventato quasi uno stile di vita. Il bradisismo — quella cosa per cui il terreno si gonfia e si sgonfia come un materasso ad aria difettoso — ronza da mesi. Ma giovedì 31 luglio, alle 19:46, la terra ha smesso di fare la simpatica e ha tirato fuori il colpo grosso: una scossa di magnitudo 4.7 con epicentro ai Campi Flegrei, a soli 3 chilometri di profondità.
Tradotto: il terremoto più forte degli ultimi 40 anni nell'area, da quando il bradisismo è tornato a fare il prepotente. Ha superato pure il 4.6 del giugno 2025, che fino a ieri deteneva il triste primato. E come se non bastasse, dopo la botta principale sono arrivate oltre 30 repliche, con una seconda scossa da 3.8 alle 22:00, giusto per non far dormire nessuno.
Il conto dei danni (spoiler: salato)
Il bilancio umano parla di 21 feriti, due dei quali in codice rosso. A Pozzuoli, epicentro del disastro, un pezzo di muro si è staccato da una palazzina di via Pergolesi e grossi blocchi di tufo sono piombati sulle auto in sosta — perché la sfortuna, si sa, ama il parcheggio.

Non è finita. Un traliccio dell'alta tensione ad Agnano ha ceduto parzialmente, lasciando circa 100.000 utenze al buio. E qui il quadro diventa quasi cinematografico: cornicioni giù in via Epomeo, un edificio disabitato crollato in via San Vitaliano, e migliaia di persone che hanno passato la notte fuori casa, all'aperto, con la borsa già pronta come da manuale della Protezione Civile.
Napoli si ferma (letteralmente)
La città ha grippato di colpo. Treni sospesi in tutto il nodo di Napoli — alta velocità inclusa — metro 1 e 2 con ritardi fino a 100 minuti, la linea Circumflegrea bloccata da un muro caduto sui binari. Il porto di Pozzuoli chiuso, con oltre 40 collegamenti al giorno verso Ischia e Procida cancellati: turisti bloccati a fare i conti con il fatto che, no, oggi l'aperitivo sull'isola salta.
Per chi non se la sentiva di tornare tra quattro mura, sono stati aperti i centri di accoglienza: il Palatrincone con 185 brandine, l'ex base NATO di Bagnoli, il punto di via Terracina. La premier Giorgia Meloni ha attivato l'unità di crisi, mentre il ministro Nello Musumeci recitava il classico "seguiamo con la massima attenzione". Il copione, ormai, lo sanno a memoria pure i sassi. Anzi, soprattutto i sassi.
La scomoda verità sotto i piedi
Il punto è che non è un fulmine a ciel sereno. I Campi Flegrei sono una caldera vulcanica attiva — mica una collinetta qualsiasi — e il suolo si sta sollevando di centimetri ogni mese. Gli esperti dell'INGV ripetono da anni che il rischio non è un'eruzione imminente, ma proprio questi sciami sismici sempre più intensi legati al sollevamento del terreno. La popolazione, intanto, ha imparato a convivere con l'ansia come si convive con un vicino rumoroso: sai che c'è, speri stia zitto, ma ogni tanto ti ricorda chi comanda.
E stavolta ha alzato la voce parecchio. Mezzo milione di persone vive nella zona rossa. La domanda, quella vera, resta sospesa nell'aria come la polvere di tufo sulle auto di via Pergolesi: fino a quando reggerà la convivenza?
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