C'e' un momento preciso, in ogni crisi collettiva ben riuscita, in cui invece di guardare avanti tutti decidono compatti di fare retromarcia. Eccoci: nel 2026 milioni di persone hanno guardato il calendario, hanno fatto due conti, e hanno concluso che l'anno migliore per starci dentro era il 2016. Non il 2005, non un mitico passato lontano: proprio il 2016, un anno cosi' ordinario che all'epoca nessuno si era preso la briga di rimpiangerlo.
Il trend si chiama letteralmente "2026 is the new 2016" e ha il ritmo tipico di questi fenomeni: parte da un video di Capodanno su TikTok, il montaggio nostalgico giusto al momento giusto, e nel giro di settimane l'hashtag #2016 raccoglie oltre un milione di post su TikTok e piu' di 37 milioni su Instagram. In mezzo ci si sono buttati pure John Legend e Reese Witherspoon, che postano foto di dieci anni fa come se fosse una gara a chi aveva il choker piu' convincente.

La domanda vera non e' cosa stanno postando — Pokemon Go, la Mannequin Challenge, il bottle flip, "Lemonade" di Beyonce', Leonardo DiCaprio che finalmente vince l'Oscar — ma perche'. E qui la risposta e' meno carina del trend. Il 2016 viene ricordato come l'ultimo anno "prima di tutto": prima della pandemia, prima che l'AI generativa si mangiasse mezzo internet, prima che i feed diventassero un algoritmo e postare diventasse un lavoro a tempo pieno.
In pratica non stiamo rimpiangendo il 2016. Stiamo rimpiangendo un internet che sembrava ancora un posto e non un turno di fabbrica. Le foto sgranate, i colori sovrasaturi, i filtri di Snapchat: tutta quell'estetica "imperfetta" oggi funziona come critica implicita al presente lucidato, monetizzato e ottimizzato in cui viviamo. La bruttezza analogica come atto di ribellione. Molto Gen Z, bisogna ammetterlo.
Come dice l'ex editor di Vogue Leah Faye Cooper, "la gente ha davvero nostalgia di un tempo che sembrava piu' semplice, un tempo che sembrava davvero ottimista". La versione italiana del fenomeno la mette giu' ancora piu' cinica: guardare a un passato recente e' diventato "una forma di autoprotezione emotiva". Tradotto: non riusciamo a immaginare un futuro decente, quindi ci accampiamo in un passato mediocre ma rassicurante.
Il paradosso, ovviamente, e' che questo tuffo nostalgico lo stiamo facendo esattamente con gli strumenti che rimpiangiamo di aver perso: algoritmo, feed infinito, metriche. Nel 2016 nessuno postava foto del 2006 dicendo "quello si' che era il momento giusto". Forse perche' nel 2016, per quanto mediocre, il presente non faceva ancora cosi' paura. E questa, piu' di ogni choker, e' la vera differenza tra allora e adesso.
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